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“Uno Strano Viaggio In Autobus” | Racconti Erotici Gay

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Uno strano viaggio in autobus

Infreddolito e stanco attendevo l’autobus sulla pensilina dell’autostazione di Brescia; il Brescia – Mantova ancora non era arrivato, dopo un interminabile viaggio in treno mi attendeva ancora più di un’ora di strada per arrivare a casa. Giornata grigia e ventosa, a cavallo tra autunno e inverno faceva da cornice a tutto questo: altri 5 o 6 disperati sostavano come me sulla pensilina quando finalmente due fari sbucarono dall’ingresso dell’autostazione.
“Mi scusi, quello che sta arrivando è l’autobus per Mantova?” disse una voce alle mie spalle: risposi di sì senza enfasi a quell’uomo baffuto che….”uomo? baffi?” pensai risvegliandomi dal torpore dovuto al freddo; i baffi da sempre risvegliavano il mio cliché erotico, un uomo con un bel paio di baffi era, secondo me un figo da urlo. Ci scambiammo un lungo sguardo e dopo aver accennato un lieve sorriso si allontanò verso il bar. Rimasi qualche secondo in piu’ a riflettere se seguirlo o meno ma l’arrivo in pensilina dell’autobus mi fece desistere “Me ne pentirò lo so” pensai salendo i gradini del mezzo, se anche ci fosse stato, chi lo ritrovava più?
Presi posto in fondo al bus e appoggiando la testa al finestrino chiusi gli occhi, lasciandomi prendere tra le braccia, da Morfeo; una buca mi riportò alla realtà, se non altro per la testata che presi contro il finestrino facendomi mormorare un bel porcone. Mi resi conto che l’autobus era in movimento e chissà da quanto tempo! “Certo che questi mezzi non sono comodi per dormire, vero?” mi girai verso la voce proveniente dal mio fianco annuendo senza troppo interesse e rimanendo a bocca aperta vidi il baffone incontrato in autostazione! “Piacere, io sono Alberto” disse allungando la sua mano grande accompagnando il tutto con un bel sorriso. Era davvero affascinante, il suo sguardo magnetico mi incantava e spesso soffermava i suoi occhi sui miei facendomi mozzare il respiro: cazzo se lo avessi avuto in un letto, mi sarei lasciato sbattere in ogni modo. Cominciammo cosi a chiacchierare e ben presto mi accorsi che teneva la sua gamba attaccata alla mia e ad ogni buca strofinavano una sull’altra; il mio sguardo spesso cadeva sul suo pacco che aveva un gran bel rigonfiamento: “Cazzo è già eccitato” pensai mentre cercavo un modo per fargli capire che ero a disposizione. Il modo me lo diede lui: parlando appoggiò una delle sue grosse mani sulla mia coscia e non la alzava più; quasi istantaneamente il mio cazzo si indurì e ad Alberto, questo non sfuggì.
“L’amico si è risvegliato?” chiese con un sorrisone ” Sì, e direi che anche il tuo è già sveglio da un po’ ” dissi ridendo a mia volta “Ma figurati, assolutamente no!” disse Alberto in modo energico, serio in volto. Mi sentii avvampare in modo violento pensando di aver fatto una grandiosa figura di merda: “Possibile che abbia equivocato cosi? ” pensai imbarazzatissimo “Non mi credi?” mi disse abbassando la lampo dei pantaloni e estraendo con non poca fatica il più grosso cazzo, a riposo che avessi mai visto in vita mia! Era meraviglioso, adagiato sulla sua coscia, una cappella larga e rosea, terminava quel palo incredibile e dopo alcuni secondi mise un suo dito sotto il mio mento e chiuse la mia bocca rimasta aperta per lo stupore: “Due mosche e una zanzara sono atterrate sulla tua lingua, direi che l’aeroporto è al completo” disse sciogliendosi in una risata contagiosa. Nuovamente rosso in volto risi a mia volta scusandomi, confessandogli che non avevo mai visto prima un cazzo cosi grosso: “Puoi toccarlo se vuoi, fai pure è a tua disposizione”. Non me lo feci ripetere e allungai la mano appoggiandola su quella meraviglia: ebbe un guizzo e lo afferrai con decisione e rispetto; era caldo e liscio, percorsi tutta la sua lunghezza fino ad arrivare alla cappella, bella larga con i bordi molto pronunciati, carnosi. Mi guardai intorno eravamo gli unici due, dalla metà a fine autobus, così mi chinai arrivando con il viso a pochi centimetri dal bestione. “Cazzo, questo sì che mi piace” disse sospirando e chiudendo gli occhi; cominciai a baciarlo piano, appoggiando le mie labbra carnose e umide su ogni centimetro, privilegiando la cappella, dove con la punta della lingua disegnavo piccoli ricami, indugiando in punti come l’attaccatura del filetto o il buchino. Aveva un leggerissimo profumo, misto tra bagnoschiuma e maschio, inebriante, invitante.
Mi rialzai un attimo ad ammirarlo… strabuzzando gli occhi ammirai un cazzo davvero imponente; appoggiai la mano sotto la cappella, grossa al punto di occuparla oltre la metà, e sollevandolo un poco rimasi in adorazione: “Dio mio…è favoloso” bisbigliai “Tu lo sei, con quella bocca” rispose pregandomi di continuare. Appoggiate le labbra sulla cappella diventata ormai enorme, cominciai a schiuderle leggermente facendo cominciate l’ingresso a quel bestione: “Cazzo è come entrare in una fichetta strettissima” ansimava piano appoggiando la mano sulla mia testa accarezzandola. Muovevo lentamente e ritmicamente la mia testa ingoiando sempre più cazzo, insalivandolo bene, assaporandone il precum; passavo poi alle palle, con non poca fatica, morbide, profumate, ricoperte da una leggera peluria, ricrescita di una precedente rasatura; soffici ma sode non riuscivo a contenerle in una mano sola.
“Buffaloraaaa” disse l’autista ad alta voce e due persone si prepararono a scendere. Sfilai dalla mia bocca quel palo ormai gigantesco e con fare nervoso, Alberto nascose il tutto sotto il cappotto, dove allungai la mia mano cominciando a menarglielo piano per non fargli perdere la durezza. Alla fermata ne sali uno solo e si sedette due file prima di noi; attesi qualche minuto mentre continuavo a menare piano il cazzone rimasto durissimo e poi scostai piano ammirando la meraviglia.
“Che fai sei pazzo? Ci vedono dai lascia stare” disse nervosamente ma io mi chinai ingoiando la cappella e Alberto chiudendo gli occhi emise un sospiro marcato dimenticando di stare sull’autobus. Le mie labbra avvolgevano a ventosa succhiando e gustando, la mia lingua esplorava ogni piega, indugiando sul prepuzio e su ogni altra zona sensibile facendo sussultare il mio compagno di viaggio e facendo godere me.
“Luca, sto per venire….cazzo mi fai venire cosi, non resisto” piagnucolò Alberto e con un languido lamento gli feci capire che non mi sarei staccato per nulla al mondo. Aprii gli occhi e con grande sorpresa vidi tra i due sedili, tre file più avanti, un viso che mi fissava con gli occhi spalancati! Era l’ultimo uomo salito! Cazzo non avevo considerato che in mezzo ai due posti della fila, la visuale è libera fino all’autista. Non mi scomposi, anzi mi eccitò ancora di più questa situazione e ripresi il mio pompino con più foga sentendo il cazzo di Alberto irrigidirsi nell’imminenza della sborrata.
“Ahh cazzo…eccomiiiii” esclamò Alberto cominciando a riempirmi la bocca di sborra dolcissima! Mi arpionò la testa con le mani e nella foga il suo palo mi uscì dalla bocca per cui parecchi schizzi mi colpirono in viso. L’uomo più avanti strizzò gli occhi a sua volta aprendo la bocca: evidentemente si era fatto una sega anche lui! Ripulii tutto con cura, nulla doveva andare sprecato di quel ben di Dio. “Sei una favola, vorrei rivederti; io sono arrivato, quella è la mia fermata”
“Contaci!!! ” risposi.
Salutai Alberto, alzando la mano mentre l’autobus ripartiva, con il sapore del suo seme ancora in bocca mentre infilavo in tasca il biglietto con sopra il suo numero di telefono!

P.S. questa avventura mi è capitata veramente così come descritta, in ogni suo particolare!

Racconto Erotico Di | Orso Naked

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