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“Terapia d’urto” | Racconti Erotici Gay

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Terapia d’urto

Girovagavo sulla home di Facebook quando, per l’ennesima volta, vedo un post piuttosto triste di un ragazzo che conosco.
Abbastanza preoccupato, decido di scrivergli: nonostante tra noi non ci fosse grandissima confidenza, pur avendo amici in comune, gusti simili e frequentando gli stessi ambienti. Lui è un bel ragazzo, il classico hipster, capelli lunghi e barba ma con un bel fisico plasmato dalla palestra e dalla piscina.
-Tutto bene? – gli chiedo, pur sapendo che la risposta sarebbe stata un “no” secco, ma cercavo di farlo sfogare un po’, magari con qualcuno con il quale hai meno confidenza viene più facile, non ti senti troppo giudicato. E infatti così succede.
Restiamo in chat le ore, lui mi parla della sua ragazza, delle sbandate per altre, dei suoi problemi col lavoro e con altro. Il ghiaccio è rotto, ormai.
Nel frattempo si è fatto il momento di uscire e nel congedarlo gli dico – io vado a farmi una birretta. Ci sentiamo, magari. Se vuoi, ti lascio il mio numero, in caso avessi bisogno – e lui mi risponde – ne avrei bisogno anche io. Dove vai?-
Gi rispondo che vado in centro, lui non abita neanche qui ma ad una mezz’ora di auto, quindi figurarsi se mi aspettavo la risposta successiva che fu – okay, il tempo della strada e ti faccio compagnia. Ti va? –
-Ah, per me sì, nessun problema. Spero solo non ti faccia tu altri problemi, sai com’è, la gente potrebbe pensare male –
– Tranquillo, sono una persona decisamente aperta. Non mi frega di quello che pensano gli altri –
Mi preparo ad uscire, pensando alle sue parole. In quelle parole ci ho letto qualcosa, quasi un rispondere al mio voler flirtare con lui. Durante la nostra conversazione in chat, gli avevo parlato di me, del fatto che non ho molta fortuna sentimentalmente, che molte volte sono troppo timido e non riesco a dichiararmi a chi mi piace o, comunque, quelli che mi piacciono potrebbero non essere interessati ai ragazzi. E ogni riferimento era “puramente casuale”, visto il mio continuo sbavare sulle sue foto.
Arrivo in centro e lui dopo qualche minuto mi telefona. Apro la chiamata e sento la sua voce:
– Sono qui dietro, ai parcheggi. Mi raggiungi? –
– Io sono qui in centro, di fronte alla birreria! Vieni tu! –
– Dai, ci fumiamo una sigaretta qui vicino la macchina e poi beviamo. Sono un po’ nervoso, ho bisogno di star tranquillo. E non mi va di rimanere come un imbecille qui fuori da solo –
– Okay, okay. Arrivo! –
Mi avvicino alla sua macchina e lui è lì: capelli e barba lunghi, una camicia chiara e una giacca leggera su, dei pantaloni abbastanza stretti, che mettono in bella mostra tutti i muscoli delle gambe e intravedo già una leggera eccitazione, ma faccio in modo che non si noti il mio fissargli il pacco.
– Ehi. Che succede? –
– Nulla, solo un po’ di casini irrisolti che ogni tanto tornano a galla. Una sigaretta e mi passa –
– Ah, se lo dici tu… –
– Grazie per avermi scritto, avevo bisogno di buttare fuori un po’ di cose, sai in questo periodo le cose vanno uno schifo. Sono sempre nervoso, con la ragazza ormai la storia è andata a puttane. E nessuno dei due ha ancora avuto il coraggio di ammettere che sia finita… –
– Bella gatta da pelare. Ma non pensiamoci ora, su! Andiamo a bere sta birra! – gli dico, notando che ormai le sigarette sono belle e finite.
– Sì, sali su. Ci andiamo in macchina! –
– Ma è qui dietro! –
– Tu sali. – mi dice, con tono quasi minaccioso, al quale non posso non obbedire.
Ho un po’ paura, non so dove mi stia portando. Intanto la macchina esce fuori dal paese, continua sulla strada, verso mare.
– Dove andiamo? –
– A bere una birra! –
– Sì, ma dove? –
– Stai tranquillo. Andiamo a casa mia, in campagna. Mi sento un po’ a disagio a parlare di me in un luogo pubblico. Continuiamo la chiacchierata! –
– Uhm, okay – gli dico, titubante. Non posso negare che la cosa mi sembra strana: io e lui, in campagna, da soli. Da un lato la cosa mi eccita anche, ma devo controllarmi.
La strada finisce, siamo arrivati a casa sua in campagna. Lui scende, accende le luci nel porticato, traffica con le chiavi, apre la porta di casa e mi fa cenno di seguirlo.
– Era casa di mia nonna. Non badare all’arredamento – mi dice – Siediti, vado a prendere le birre. – e si dirige verso la cucina, mentre io mi accomodo sul divano. Nel frattempo toglie la giacca e rimane con la sua camicia color pesca addosso – Fa caldo! – esclama, vedendo la mia faccia strana. La cosa mi lascia basito, che abbia le intenzioni che penso? “ma figurati!” mi rispondo, tra me e me.
Torna dalla cucina con le birre, la sua camicia ancora addosso, un po’ sbottonata, come era già sotto la giacca, dalla quale si intravede il petto muscoloso. Sembra un po’ Diego Sans, ma molto più capellone e barbuto. Mi porge la birra, facciamo sbattere le bottiglie ed esclama – Salute! – al quale io gli rispondo e lui mi rimbecca – Dovresti guardare negli occhi quando lo dici – -Hai ragione, scusa! – gli dico, cercando di nascondere l’imbarazzo. E adesso come lo guardo negli occhi? Tutta quella situazione mi ha messo uno strano brivido addosso. Ma lo faccio, lo guardo negli occhi e gli dico – Salu…- ma mentre sto per finire la frase lui è vicino al mio viso e si avventa sulle mie labbra, baciandomi.
Io lo accompagno, facendo ruotare le nostre lingue in un bacio appassionato. Lui prende la birra dalle mie mani e la appoggia vicino alla sua sul tavolino, mentre continua a baciarmi. Poi le nostre mani sono sul corpo dell’altro, ad accarezzarci, sfiorarci ogni centimetro di stoffa, fino a rimuovere i nostri vestiti, soffermandosi sulle nostre erezioni. Il suo cazzo pulsa dentro quei pantaloni attillati e così il mio: è ancora più turgido del momento in cui era arrivato. Via i pantaloni, via le mutande, siamo lì, nudi, l’uno sull’altro, sul divano, i vestiti sparsi in giro, le bottiglie di birra travolte dalla nostra frenesia sono colate per terra e ad un certo punto noi su di loro, con i suoi piedi che si bagnano di birra, la sua schiena, il suo sedere, le sue palle e io che, avido, lecco ogni goccia mista al suo sapore e poi salgo su verso quel ben di dio, turgido e lucido, sul quale spalanco la mia bocca, inghiottendolo.
Gioco con la lingua sulla sua cappella e vedo la sua faccia compiaciuta, sento i suoi gemiti, mentre affondo le dita nei suoi glutei.
Mi fa alzare e ci spostiamo nella camera accanto, baciandoci e toccandoci, nudi.Mi butta sul letto e sale su di me, lanciandosi in un 69 magnifico: è un portento con la bocca ma io voglio quel ben di Dio dentro di me. Lo lecco, lo assaporo tutto, passandoci sopra la lingua, fermandomi sul perineo per inturgidirlo maggiormente e vedo che continua a gocciolare precum mentre lui è ormai concentrato sul mio buco. Dio, che lingua! Mi sta praticamente stuprando! Ed io godo da impazzire. Sento un brivido di piacere e urlo
– Oddio, vengo! –
e lui si precipita sul mio cazzo, ingoiando tutto e poi sputandolo sul mio culo, per lubrificarlo. E finalmente giunge il momento che tanto aspettavo: si sdraia sul letto e io gli salgo sopra, il mio culo gocciola il mio sperma sul suo cazzo e sui suoi peli ricci e abbondanti. E poi sono sopra di lui, il suo bel cazzo entra dentro di me come un coltello nel burro e nonostante il dolore, non voglio che esca. Respiro per farlo andare ancora più in fondo e poi comincio a saltare sopra, guardandolo negli occhi, mentre lui mi confessa che non ero solo io a sbavare sulle sue foto
– Era tanto che pensavo a te. Volevo averti. Una volta ho fatto il tuo nome scopando con la mia ragazza, per quello siamo entrati in crisi. E quando mi hai scritto, è stato un segno…del….destinooooooooooooccazzoooooooo! – urla, schizzandomi dentro e riempiendomi col suo caldo nettare, che fuoriesce una volta tirato fuori il suo cazzo e che lui lecca avidamente.
– Se avessi saputo che per farti riprendere, dovevo solo farmi scopare, lo avrei fatto parecchio tempo fa! – esclamo, baciandolo e sentendo il nostro sapore mischiato nella sua bocca.

Racconto di Simone, un lettore di BitchyX

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