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“Sverginato A Bordo Piscina” | Racconti Erotici Gay

Leggi il secondo racconto erotico gay!

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Sverginato A Bordo Piscina

Il nero della mia abbronzatura e dei miei peli contrastavano nettamente con il pallore dei suoi glutei.
Giorgio si dimenava mentre io lo schiacciavo sul bordo della piscina per non farlo muovere.
Gli allargavo le chiappe bloccandogli il bacino e mettevo in mostra il suo forellino bianco pallido, un anello perfetto che si contraeva per richiudersi senza riuscirci.

Era un po’ che mi ronzava attorno. Un ragazzo che mi abitava vicino casa e che non perdeva occasione per venire a scroccare un tuffo nella mia piscina e prendere un po’ di sole nel mio giardino. Io ero felice che venisse, anche perché non era male e portava sempre dei costumini molto “mini”, che si riempivano notevolmente delle sue virilità.

Mi vedeva un po’ come uno zio, con i nostri circa 15 anni di differenza, mentre per me era soltanto un bel bocconcino.

Finalmente mi decisi a passare all’azione e un pomeriggio, mentre uscivamo dall’acqua dopo una nuotata, gli abbassai il costume da dietro e lo feci sbilanciare in avanti. La riga dell’abbronzatura faceva brillare il suo sedere giovane e sodo facendomi arrapare ancora di più.

Continuavo a fissare il suo culo e il pertugio che celava, mentre il mio cazzo diventava sempre più duro e chiedeva di uscire dal costume.
“Francesco, ma che fai, lasciami!”
Giorgio continuava ad agitarsi, senza troppa convinzione, pensando forse ad uno scherzo, ma per quanto atletico non poteva competere con il mio fisico temprato da ore e ore di palestra.
Alla fine non resistetti e mi tuffai sul suo ano vergine iniziando a stuzzicarlo con la lingua.
“Francesco, ma sei impazzito?? Mollami!!!”
Ora Giorgio capiva che non si trattava di uno scherzo e che le mie intenzioni erano più che serie.
Iniziai a leccargli tutto il solco, dalle palle fino al coccige, poi con la punta della lingua passai ad una stimolazione più mirata su quell’anello di carne che non smetteva di vibrare e contrarsi ritmicamente.
Giorgio opponeva sempre più resistenza. Si aggrappava alle mie braccia tatuate cercando di liberarsi, ma la mia presa era ferrea e inamovibile.
“Stai fermo Giorgio e vedrai che vivrai la più bella esperienza delle tua vita” gli dissi prima di rituffarmi tra le sua chiappe.
Baciavo e leccavo quell’angolo nascosto del suo corpo, cercando di allargarlo gentilmente ma con decisione. La mia lingua si faceva sempre più invadente mentre l’ano di Giorgio cedeva lentamente deliziandomi con la sua morbidezza.

Il ragazzo iniziava a gradire il trattamento. I movimenti del bacino per sfuggire alla mia presa si erano trasformati in spinte all’indietro per favorire il mio lavoro di bocca; le mani che prima cercavano le mie braccia per liberarsi, ora erano stese sul bordo della piscina cercando qualcosa a cui aggrapparsi contraendosi per il piacere.
Adoro leccare il culo ad un uomo che sa come godere della mia lingua e Giorgio stava imparando velocemente cosa c’era da guadagnare da quella situazione.

Decisi di andare oltre e iniziai lentamente a penetrarlo velocemente con piccoli colpi di lingua. I movimenti sempre più lenti e più profondi; lo sfintere che cedeva lentamente permettendomi di entrare sempre meglio. Le ribellioni di Giorgio si trasformarono da proteste a godimenti; da lamenti a richieste di non fermarmi.
E non sapeva ancora cosa lo aspettava…
Ormai era rilassato.

Decisi di allentare la pressione sul suo bacino ed usare le mani per qualcosa di meglio.
Per iniziare mi sfilai il costume, per dare sfogo alla mia bestia che chiedeva libertà, poi lo schiaffeggiai leggermente sulle chiappe sode per sensibilizzarlo un po’ di più. Con una arrivai a stimolargli un capezzolo, mente con l’altra gli afferrai il cazzo che, dopo le prime riluttanze, ora era duro come il marmo e lo segai un po’.
Il ragazzo era pronto, pronto per diventare un uomo a 360 gradi.
Iniziai a succhiargli le palle, mentre con un dito gli stimolavo appena il buco. Lo sfregavo sopra e attorno, poi lentamente provai a penetrarlo mentre gli scappellavo tutto il cazzo e gli tenevo il pisello in tensione.

Non poteva dire di fermarmi, stava godendo troppo e io ne approfittai per terminare la corsa del mio dito.
Provò a lamentarsi, tornò ad agitarsi. Avrei potuto ribloccarlo, ma preferii non indispettirlo; volevo alla fine di quell’avventura godesse anche lui.
Estrassi il dito e tornai a leccarlo.
Lui si rilassò nuovamente e si ridistese.
Era pronto e allora compii la mia mossa. Mi sollevai dietro di lui, facendo forza con una mano sui suoi lombari per fermarlo, mentre con l’altra mano dirigevo il mio cazzo duro e pulsante verso il suo buchetto ormai pronto ad accogliermi.
“No, no, che fai!! Non voglio!!! Non sono frocio!!! Fermati Francesco, fermati”
Proseguii incurante delle sue lamentele e appoggiai la cappella sul quel foro che ormai era di burro e inserii immediatamente la cappella. Il resto seguì lentamente, senza fretta. Sprofondai dentro di lui millimetro dopo millimetro, aspettando che lo sfintere si abituasse ai miei 20 cm di nerchia dura e vibrante. Come ho detto, volevo che godesse anche lui.

Finita la prima penetrazione appoggiai il mio petto peloso sulla sua schiena glabra e avvicinando la mia bocca al suo orecchio gli sussurrai:” non sarai frocio, ma ora sarai la mia troietta”
Provò a ribattere, ma gli tappai velocemente la bocca.
Sentii il suo culo contrarsi e stringersi, cercando di fuggire alla mia mazza, ma ebbe soltanto l’effetto di farla gonfiare ancora di più e farmi eccitare ulteriormente.
Iniziai un lento andirivieni tenendolo impalato sul mio randello rigido e deciso, mentre con entrambe le mani gli tenevo la testa per non farlo avanzare o urlare troppo forte.

Diedi colpi di bacino prima calmi e dolci, poi passai a movimenti più decisi ed dal ritmo veloce. Alternavo affondi dritti e precisi a rotazioni del bacino per fargli sentire meglio le misure del mio attrezzo.
Il suo culo vergine strizzava il mio cazzo quasi lo volesse staccare, mentre sotto le mie mani sentivo la sua bocca spalancata e contratta che piano piano cedeva il passo a gemiti di piacere.

Cominciava a cercare le mie chiappe per afferrarle e stringermi a se, mentre gli baciavo il collo e gli mordicchiavo i lobi delle orecchie. Il trattamento iniziava a piacergli, come ero certo sarebbe stato, e presto arrivarono le sue richieste per non smettere.
“Vedi che sei la mia puttanella. Il tuo culo è caldo e profondo. Saprai farmi godere come pochi. E anche tu godrai come non mai”
“No, no, che dici. Non sono frocio” provava a ribattere tra un gemito e l’altro.
Ormai il suo sfintere era un binario rodato e la mia mazza entrava come se stesse scopando una fica slabbrata.
Le mie palle dondolavano nell’aria come campane a festa, sbattendo violentemente contro il suo corpo.
Il godimento mi spingeva a serrare il ritmo. Quel culo stretto appena sverginato stava svolgendo il suo giusto compito di portarmi all’orgasmo.
“Giorgio stai pronto” gli dissi ” ora ti sborro nel culo. Sentirai tanto sperma caldo che ti riempirà il culo”
“No, dai, non nel culo!!”
“Sta zitto zoccola e godi”
Lo afferrai per i fianchi e diedi una serie di colpi decisi. Presto arrivai all’apice del piacere e lasciai l’orgasmo sfogare.

Come promesso sborrai nelle profondità del suo culo, più a fondo di quanto potesse arrivare il mio cazzo, con dei tremiti potenti. Sentivo gli schizzi di sperma uscire prepotentemente dalla cappella come un vulcano in eruzione. I fremiti che mi attraversavano tutto il corpo con scosse violente.
Svuotai le mie palle dentro di lui con una violenza animalesca.
Continuai a dare qualche colpo in attesa di ritrovare dimensioni meno generose per poi uscire lentamente dal quel culo divino e lasciare che l’anello di carne che mi aveva dato tanto piacere tornasse a dimensioni normali
Giorgio era attonito e stupito. Stava ancora cercando di capire cosa fosse successo mentre io constatavo che fosse venuto anche lui grazie ad una macchia bianca su una mattonella.
Si rialzò incerto e titubante mentre cercava di rimettersi il costume.
“Vai a casa Giorgio. Tanto sono sicuro che ci rivediamo domani”
E infatti il giorno dopo tornò.

Racconto di | MegaCiccio

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