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“Mio Cognato Bruno E…Suo Cognato Saverio” | Racconti Erotici Gay

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Mio Cognato Bruno E…Suo Cognato Saverio

Faccio un po’ di chiarezza, cosi non vi rompete la testa a cercare di ricostruire le parentele: Bruno è mio cognato perchè ho sposato sua sorella. Saverio è cognato di Bruno, perchè sua sorella ha sposato Bruno! buona lettura!

Riconobbi Bruno in una folla di persone, quella mattina, appena sceso dall’autobus su cui avevo viaggiato tutta la notte da Milano verso Bari. Il suo inconfondibile sorriso annullava tutte le persone che lo circondavano.
– “Hai fatto buon viaggio?” mi chiese abbracciandomi con forza, appoggiando il suo cazzo al mio.
– “Come sempre” risposi ma immediatamente la mia mente ritorno’ all’anno passato e all’incredibile avventura avuta con lui a casa del suo amico. Scoprii cosi che anche a mio cognato piaceva il cazzo, anzi il culo, per come aveva aperto il mio a suon di colpi ben assestati.
Questi pensieri mi fecero indurire e Bruno discostatosi un poco mi guardo’ con aria furbetta dicendo:
– “Sento che il tuo amichetto e’ felice di vedermi” e mi riabbraccio’ con piu’ forza.
Ridacchiammo avvicinandoci all’auto ma io mi paralizzai vedendo un’ombra seduta al posto del passeggero:
– “Stai tranquillo e’ mio cognato Saverio, prima di andare a casa passiamo da lui in campagna: deve raccogliere frutta e verdura. Magari ci scappa qualcosa anche per noi! ” disse Bruno ridendo ma senza convincermi troppo.
L’auto attraversava velocemente la campagna barese, ricoperta di rigogliosi uliveti che si estendevano a vista d’occhio; Saverio da subito si confermo’ la persona molto introversa e silenziosa che avevo conosciuto l’anno prima durante una cena dove tutta la famiglia di mia moglie si era riunita: ricordo che non mi fece una grande impressione e non lo ritenni cosi simpatico. Per fortuna c’era Bruno a parlare per tre tenendo banco per tutto il tempo e dopo un 20 km circa di viaggio la macchina’ svolto’ in una stradina sterrata in mezzo agli ulivi; ben presto il rumore del traffico fu solo un ricordo lontano.

Dieci minuti di orologio ci separarono dal cancello d’ingresso della campagna di Saverio e una volta entrati ci trovammo dentro una piccola oasi verde: numerose piante ad alto fusto circondavano una piccola baracca ma ben costruita, tutto cintato da un grazioso steccato bianco. Un cancelletto conduceva all’orto ben curato e rigoglioso e al frutteto molto ampio e caratterizzato da molti alberi diversi mentre l’altro cancelletto apriva il passaggio ad un uliveto che si estendeva a perdita d’occhio. Ma la mia attenzione fu subito richiamata da una stupenda piscina ricavata in una vecchia vasca di irrigazione interrata. L’acqua azzurra e limpida era troppo invitante e la calura accentuava la voglia di lanciarcisi dentro; Bruno aveva notato il mio interesse e prontamente esclamo’:
– “Fattelo un tuffo se vuoi”
– “Ma non ho il costume, non conosco tuo cognato e non mi va che mi veda….insomma hai capito no?
– “Tranquillo, oggi deve controllare gli ulivi e poi non preoccuparti: come vedo che si avvicina ti avverto e avrai tutto il tempo di rivestirti.
Le parole di Bruno mi convinsero e in due mosse fui nudo; entrai di colpo nella piscina e l’acqua fresca mi tolse il respiro.

Rimasi qualche secondo fermo completamente immerso nel silenzio dopodiche’ cominciai a nuotare sotto il pelo dell’acqua: che bello sentirla scorrere sul mio corpo accaldato, sentirla tra le palle e il cazzo rinfrescarli ed esserne totalmente avvolto. La vasca non era lunghissima per cui aprii gli occhi e vidi due bei piedoni a mollo immaginando fossero di Bruno; mi diressi verso di loro arrivandoci in mezzo e riemersi dall’acqua appoggiando le mani sul muretto. Un bel cazzo barzotto mi colpi’ in pieno volto e solo dopo essere riuscito ad asciugarmi gli occhi vidi Bruno, completamentr nudo, seduto a bordo vasca tenersi in mano il cazzone dirigendolo verso la mia faccia, sorridendo.
– “Ma sei matto? Se arriva Saverio?!” chiesi allarmato, girandomi intorno per scrutare che non fosse nei paraggi.
– “Succhia e non pensarci” disse perentorio mettendomi una mano sulla testa e avvicinando la cappella inturgiditasi istantaneamente verso le mie labbra. Senza farmelo ripetere schiusi la bocca e cominciai a ingoiargli il cazzo che divenne durissimo ed enorme. Lo sentivo gonfiarsi nella mia gola e Bruno gemere forte mentre con la mano accompagnava il ritmo della mia testa. Il gusto del suo precum accese le mie papille: aspro, forte, tipico del sud e io mi lasciai andare, come una vera troia. Impazzivo nel sentire la maestosità del suo cazzo invedermi l’esofago e indurirsi sempre più ad ogni affondo; ben tornito e affusolato con una grande cappella tonda e liscia dai bordi spessi e carnosi, dove passarci la lingua sopra mi faceva perdere il senno: ecco il cazzo di mio cognato, un vero cannolo del sud, pieno di crema calda pronta a spruzzare e riempirmi, soddisfando la mia sete.
Il tempo sembrava non passare mai e Bruno stava resistendo incredibilmente: aspettavo una sua vigorosa fiottata da un momento all’altro quando improvvisamente indovinai una presenza dietro di me: due braccia possenti e pelose sfiorarono i miei fianchi, le mani si impossessarono dei miei capezzoli dove le dita cominciarono a titillarli con forza: le gambe allargarono le mie coscie e un bel cazzo duro si appoggio’ al mio buco forzandone leggermente l’entrata. Per la sorpresa e lo spavento risucchiai aria e acqua cacciando un urletto mentre sentii la voce cavernosa di Saverio dirmi in un orecchio:
-” Continua a sucarglielo…non fermarti”
Bruno era rimasto ad occhi chiusi ma sapevo che era al corrente della presenza del cognato: evidentemente erano d’accordo da tempo e avevano organizzato la cosa spendo del mio arrivo. Ormai eccitato come una vacca ripresi a far affondare il cazzo durissimo nella mia bocca e con un colpo secco Saverio violo’ il mio buco gia’ leggermente dilatato entrandovi per meta’.
Cacciai un grido acuto seguito da altri lamenti forti mentre Saverio arrivava ad affondare il suo bastone fino a fondo corsa appoggiando le sue palle alle mie natiche e soffiandomi in un orecchio:
– “Grida troia grida pure che qui nessuno puo’ sentirci.”
Eccitato come una vacca ero pieno di cazzo in gola e nell’intestino; le manone di Saverio, appoggiate sui miei fianchi mi muovevano con facilita’ sul suo gran cazzo duro e contemporaneamente, ogni volta che venivo fiocinato e sospinto in avanti ingoiavo sempre piu’ il cazzo di Bruno che andava a solleticarmi le tonsille.
Nessuna foga, nessuna fretta, semplicemente riempito di doppio cazzo e goduto lentamente ma con decisione da quei due maschi pugliesi, focosi e arrapati come mandrilli, con una potenza sessuale invidiabile e pieni di sborra: cosa avrei mai potuto chiedere di più?
Ogni colpo mi apriva piu’ a fondo sia lo sfintere che l’esofago; ero una vacca nelle loro mani e cosi mi stavano trattando. Fu nel pensare questo che sparai il mio primo schizzo di sborra nell’acqua dove si sciolse in pochi istanti.
I due tori invece continuavano ad aprirmi con il loro instancabile ritmo: uno muoveva lentamente la mano facendomi ingoiare centimetri di cazzo duro e l’altro mi spingeva il suo palo in culo fino in fondo. Improvvisamente non resistetti oltre e con muggiti marcati esplosi in piu’ schizzate facendo irrigidire i due maschi.
Il primo a venire fu Saverio che con un ruggito mi scarico’ in culo 1 litro e mezzo di crema, seguito a ruota da Bruno:
– “Eccolaaaaa beviiiiiii” grugni'” spruzzandomi in bocca fiotti densi e cremosi che quasi mi affogarono.
– “Caaambio?!” disse Bruno a Saverio strizzandogli l’occhio e Saverio annui’ ridacchiando uscendo dal mio culo con decisione; il buco dilatato si riempi’ d’acqua facendo effetto clistere e dopo pochi istanti sentii lo stimolo a spingere gettando fuori i suoi umori e dandomi un senso di assoluta freschezza.
” Bravo sciacqua bene che ora deve entrare Bruno e vuole trovare pulito.”
Saverio gocciolante usci’ dalla piscina e si sedette sul bordo mettendomi sotto il naso il cazzone che non aveva perso un filo in durezza mentre Bruno preso posto tra le mie gambe lo infilo’ senza troppi convenevoli ma del resto ormai il buco era talmente aperto che quasi non me ne resi conto. Finalmente potevo rimirare bene Saverio, visto solo di sfuggita: un bel contadinone massiccio e definito, ricoperto da una folta peluria sul petto che man mano si trasformava in tanti riccetti di pelo, arrivando sull’addome. Pelato e con una leggera barba, sguardo severo e due belle labbra carnose. La carnagione era scura, divorata dal sole, non solo quello estivo e infine, in mezzo alle gambe un bel manganello scappellato che aumentava di circonferenza mano a mano che si avvicinava alla radice, leggermente ricurvo verso l’alto e con una cappella più affusolata, rispetto a quella di Bruno, ottima per la penetrazione; le palle non erano grosse, ma ben sode ed elastiche, soffici al tatto. Saverio prese in mano il suo cazzo e lo avvicino’ alle mie labbra dove dopo averle picchiettate con dolcezza ottenne l’apertura della mia bocca. Era ancora incredibilmente duro come il marmo e con foga comincio’ ad affondare mentre Bruno ormai riempiva quasi totalmente il mio culo.
Ricomincio’ cosi la danza ma con piu’ goduria visto quanto ero dilatato: potevo ormai godere dei particolari tipo la voluminosa cappella di Bruno, che tanto avevo assaporato e ora sfregava sulle pareti del mio sfintere indovinandone la forma e il gusto nuovo del cazzo di Saverio che con il suo precum speziato mi stava facendo perdere la ragione. Altri interminabili minuti passarono ripieno dai due infaticabili maschi e stavolta fu Bruno ad aprire le danze:
– “Cazzo non resistoooooo” grido’ schizzandomi in culo una generosa dose di crema, nonostante ne avesse gia’ fatta poco prima e Saverio, sentendo il cognato gridare, con un grugnito apri’ i rubinetti scaricandomi panna calda in bocca.
Una volta risucchiata acqua dal culo e dalla bocca per risciaquarmi totalmente mi andai a sdraiare su alcuni teli, evidentemente sistemati da Saverio al sole, ansimante, stanco ma appagato e i due torelli ormai a riposo si sdraiarono accanto a me. Nessuno parlo’, ci limitanmo ad ascoltare i nostri respiri profondi, circondati dal canto di numerosi uccellini e a goderci il tepore del sole, con i nostri corpi incollati uno all’altro..”

Racconto di OrsoNaked

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