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“Kalte Nacht” | Racconti Erotici Gay

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Kalte Nacht

La luce abbagliante del sole punta dritta verso i miei occhi, ancora chiusi a causa del mio
prematuro risveglio, e seppur non sono addormentato, non mi ritengo nemmeno tanto
cosciente. So che mi aspetta un’altra dura giornata di lavoro, e quindi decido di godermi
questi ultimi pochi attimi di calma e serenità che precederanno come sempre l’intensa
giornata. Pian piano inizio ad aprirli, e scorgo i vestiti già pronti vicino alla sedia, con
accanto del pane e del caldo latte fumante. Deve essere stata sicuramente opera di
Siegmund. Da quando ci siamo conosciuti, circa due anni, è sempre stato molto premuroso
con me. Ricordo ancora che, quando mi conobbe, non esitò a fare amicizia fin da subito, e
mi colpirono sopratutto le parole che disse quando si presentò
“Io mi chiamo Siegmund, e adoro il mio nome. Perché? Perché vuol dire vittoria, ed e quella
che otterremo!”
Con un sorriso stampato sul volto, a causa del mio piacevole pensiero, mi accorgo di aver
trascinato involontariamente le mie mani sotto le lenzuola, e di star tastando il mio duro
risveglio, assecondato non poco dai miei pensieri. Passato qualche attimo, mi stiracchio le
braccia verso l’alto, e decido di alzarmi. Il pavimento è freddo, al contatto con i miei piedi
sento scorrere un brivido lungo la schiena. Mi avvicino alla finestra, la apro quanto basta per
poter illuminare la stanza, e poi mi avvio verso lo lo specchio. I miei corti capelli non hanno
bisogno di essere pettinati, piuttosto spendo qualche secondo a sfregarmi gli occhi, per poi
dirigermi verso il bagno in comune fra alcune camere, fra le quali la mia e quella di Sieg.
“Buongiorno Viktor, dormito bene? Ti ho portato la colazione e i vestiti puliti”
Non feci in tempo quasi a guardare chi si trovava nel bagno, che la sua voce mi stava già
allietando il peso della giornata.
“Buongiorno a te Sieg, ho preso nota di tutto, grazie mille, come sempre”
risposi sorridendo. Siegmund, o come solo io lo chiamavo, Sieg, era un ragazzo che trovai
molto affascinante fin da subito, seppur fosse stato un uomo come me. Portava dei capelli di
media lunghezza, con la riga su un lato, biondissimi, color del sole. Due occhi azzurri quasi
bianchi, color del ghiaccio oserei dire, e le sue labbra seppur sottili, erano rosse come la più
matura delle mele, e ben disegnate. Come sempre, fra l’altro, mi sentivo imbarazzato per
colpa delle situazione che lui provocava. Nonostante mi stesse salutando, era intento a
pisciare proprio davanti ai miei occhi, come nulla fosse, come sempre, dopotutto. Se ne
stava in piedi, col busto leggermente piegato in avanti, mentre io, dalla porta, lo osservavo
da un fianco. Aveva le spalle grandi, larghe e ben definite, due braccia non molto
muscolose, ma quel giusto quanto basta, dipinte da quella sua eccitante peluria bionda, quasi
invisibile agli occhi, ma che adoravo sentire quando lo afferravo per le braccia, la stessa
peluria che ne copriva parte del petto, e che scendeva fino al suo ombelico. Le mani, grandi
e larghe, erano rispettivamente divise, la prima, contro il muro che dava le spalle al
gabinetto, la seconda, intenta a stringere, con presa ferma seppur con molta delicatezza, il
suo gioiello, ancora soggetto al risveglio mattutino, e quindi, poco maneggevole, ma
particolarmente eccitante
“Che fatica ogni mattina riuscirci..”
mi dice sorridendo, mentre si rimette in piedi, questa volta scuotendoselo un po’ con
entrambi le mani, e dopo qualche secondo, quando anche l’ultima goccia è lentamente
scivolata giù, e si è lasciata precipitosamente cadere, lo rimette dentro quelle larghe e
bianche mutande, che seppur coprono le sue gambe, lunghe e anch’esse ricoperte di
quell’eccitante peluria bionda, non riescono a nascondere del tutto la sua morbida erezione.
Intanto si avvicina verso di me, e senza tanti complimenti, imprime la sua mano contro il
mio turgido affare. La stringe e ne cerca le forme, prima passa delicatamente l’indice e il
medio sulla parte più in alto, lentamente, poi, aprendo le dita, le lascia scendere verso la
metà, fino a stringerle chiudendole in avanti, percorrendo così l’intera lunghezza, marcando
quasi ogni centimetro della mia parte più intima, che al suo tocco, reagisce non poco, e
pulsando, sembra quasi volergli far capire di non smettere.
“Sarà difficile anche per te, mio adorato Viktor”
Afferro il braccio che sta procurandomi piacere e, seppur contrario alle mie voglie, lo sposto
dal mio sudante corpo. Il contatto delle mie dita sul suo braccio, sulla sua peluria, non fa
altro che aumentare le mie fantasie.
“Fammi preparare, lo sai che se facciamo tardi è la fine”
Rispondo mentre frettolosamente mi avvio verso il gabinetto, cercando di distogliere i miei
pensieri da tutto quello che è successo negli attimi precedenti. E mentre finalmente, seppur
con qualche difficoltà, riesco a pisciare, lui ricomincia con una delle sue dannatamente
contorte situazioni. Le mie mani stanno andando avanti e indietro frettolosamente, per poter
dare una fine al mio atto, quando lui, da dietro, mi afferra da entrambi i lati. Sento il suo
respiro accarezzarmi l’orecchio, e i suoi denti lentamente mordono il mio lobo sinistro. Le
sue mani stanno frugando ogni parte del mio arnese, senza nessun tipo di vergogna, e i miei
occhi si sono già chiusi. Mi sento abbandonato totalmente ai suoi morsi, che mi provocano
delle leggere scosse sulla schiena, come brividi di freddo, ma in realtà il mio corpo è caldo,
vulcanico. Lui ha il totale controllo su di me. Avvicina ulteriormente il suo corpo sul mio, le
sue labbra si spostano sul collo, con la punta della lingua, lecca dietro al mio orecchio, per
poi scendere sul collo e morderlo delicatamente, mentre le sue mani, miste di sudore e
voglia, stanno continuando a toccarmi. Quando stringe il suo corpo al mio, sento premere
sulla schiena la parte che di lui tanto bramo. Lo sento spingere sul
corpo si stacca lentamente dal mio, per poi avviarsi ad uno dei lavandini. Faccio giusto in
tempo a riprendermi dal quel momento per me inebriante, quando Conrad ci raggiunge in
bagno sorridendo, però a differenza nostra, già vestito e pettinato, pronto per uscire
“Ma che ci fate ancora qui voi due, non siete nemmeno pronti! Muovetevi!”
Seppur molto rigido su queste regole, anche lui è un ottimo amico. Dopo essermi
ricomposto, e lavate le mani proprio accanto a Siegmund, che sorridendomi si radeva la
poca barba, tornai verso la mia stanza sospirando, e proprio mentre mi allontanavo, lo sentì
sussurrare
“Non farmi aspettare troppo”
Con un tono alquanto dolce, per poi, dopo qualche secondo, riprendere dicendo
“intendo, non metterci troppo a vestirti senno Conrad si arrabbia”
finendo con una sonora risata, e facendo ridere anche me. Chiusi la porta della mia camera.
Mi avvicinai alla scodella di latte, che adesso, però, non fumava più. Presi in mano una delle
fette di pane, e tenendo la tazza vicino al petto, mi avviai alla finestra, per poter mangiare
osservando l’orrido dipinto al di fuori della mia stanza. La colazione finì presto, e in pochi
minuti ero già pronto per potermi avviare al mio solito turno, che mi avrebbe tenuto lontano
da Siegmund per tutta la giornata. Nonostante il nostro lavoro fosse uguale, i nostri impieghi
erano in postazioni differenti, e solo raramente riuscivo a incontrarlo durante tutta la
giornata. Gli unici momenti che riuscivo a condividere con lui, erano quelli che
abbracciavano le tenebre, la parte più oscura e segreta di un intero giorno, un po’ come la
nostra strana, proibita, malsana, forse, ma eccitante relazione.
Finito il turno, calata la notte.
Tornai velocemente al dormitorio, trepidante di poter rivedere Siegmund dopo ore ed ore
passate sotto il sole cocente, per svolgere quel lavoro da me tanto odiato. Aperta la porta
della sua camera, però, lui non era ancora lì. Decisi così di controllare se magari stava in
bagno, ma al mio arrivo, il mio già poco accennato sorriso di felicità si spense del tutto.
“Cerchi Siegmund? Ha il doppio turno stasera, mi sa tanto lo rivedrai domani”
La voce di Conrad interruppe la mia ricerca. Lui era stato fortunato, era finito nello stesso
giro di Siegmund, ed invece io, purtroppo, no. Decisi così di rassegnarmi, non potendo
purtroppo far nulla per cambiare le sorti di quella giornata, e di andare a dormire dopo aver
fatto il bagno.
Raggiunto il letto, circa trenta minuti dopo il mio arrivo al dormitorio, mi misi velocemente
a dormire. Passai altri trenta minuti circa a rigirarmi nel letto, senza riuscire ad
addormentarmi. La voglia di vedere Siegmund era tanta, e non riuscivo a dimenticare quel
che era successo quella mattina. Sentivo ancora addosso il tocco della sua pelle, il calore del
suo corpo contro il mio. Mi addormentai, mentre timidamente, nudo, con una mano toccavo
il mio corpo pensando a Siegmund.
Non ricordo bene cosa stessi sognando quella notte, ma in una parte del sogno, sentivo la
voce di Siegmund sussurrarmi ad un orecchio.
“Viktor, non posso più aspettare… Non posso…”
Erano queste le parole che sentivo nel sonno. Finché, ad un tratto, aprendo gli occhi,
realizzai un respiro caldo e affannato sussurrarmi all’orecchio, e il peso di qualcuno che si
trovava sopra di me.
“Viktor.. Non posso più aspettare”
Chiare, dolci e coinvolgenti, erano la parole di Siegmund, e questa volta ero sicuro non
fosse un sogno. Era notte fonda, non riuscivo a scorgere nulla, c’era solo una timida luna che
si intravedeva dalla mia finestra, ma nella mia camera regnava sovrana la notte. Siegmund
era sdraiato sopra di me. Sentivo il suo corpo caldo e sudato strusciarsi sulla mia schiena. Il
suo petto, la sua bionda peluria, contro la mia bianca schiena. Aveva già iniziato a baciarmi
il collo, provocandomi non pochi spasmi di piacere, fuori dal mio controllo, su tutto il
corpo. Una delle sue mani stava stringendo i miei capelli, ed ogni tanto mi accarezzava il
capo, per poi annusarlo. Il suo respiro era caldo e pesante, ed ogni volta che mi sussurrava
qualcosa all’orecchio, lo sentivo arrivarmi fino al viso. L’altra mano, invece, si trovava sotto
il mio ventre, ed aveva già raggiunto la mia parte più sensibile. Lui ne stringeva la mano
intorno, e ritmicamente ne pizzicava la punta. Ad ogni suo pizzico, un mio gemito lo faceva
affannare ulteriormente, e continuare nella sua tremenda ma assolutamente amabile opera.
Intanto la sua gamba destra, che si trovava in mezzo alle mie, aveva spinto la mia verso
l’esterno. Oltre al suo respiro bollente, e alla sua mano che ormai mi possedeva, sulla fascia
più alta dei miei glutei, con un movimento lento, ma ipnoticamente ripetitivo, strusciava il
più caldo e teso dei suoi muscoli. Era come se non riuscissi a pensare ad altro. Lo sentivo
sbattere contro il mio corpo molteplici volte, ad ogni volta, sembrava sempre la prima
“… Sono tuo…”
Le mie parole interruppero per un attimo il suo ansimare, misto al mio, e dopo averle
pronunciate, lo sentì lentamente scivolare verso il basso. Per istinto cercai di liberarmi,
come a volermi scansare, ma lui, stringendo forte la mano che teneva stretta il mio arnese, e
portando il braccio che inizialmente era intento a scombinare la mia testa intorno al mio
collo, per potermi abbracciare, con una decisa pressione del suo intero corpo contro il mio,
mi possedette. Non capì molto in quel momento, lo sentivo muoversi dentro di me, ed il mio
fu un piacere mai provato fino a quel giorno. La sua testa si avvicinò alla mia, le sue braccia
mi stringevano e legavano come fossi suo, mentre lui continuava senza sosta a possedermi.
Gli morsi il braccio perché provavo dolore, ma sapevo di amarlo, e sapevo di non aver
aspettato altro fino a quel giorno. Alcuni attimi dopo, però, il dolore si era gia trasformato in
un immenso piacere. Furono i colpi decisi dei suoi fianchi a mettere fine a tutto quello che
fino a quel momento sembrava essere un periodo senza tempo. Rimanemmo entrambi fermi
per qualche minuto. Lui stringeva il suo braccio al mio collo, ed io ero felice come mai
prima. Dopo, molto lentamente, senza proferire parola, si lasciò scivolare via, lasciandomi
ancora inebriato e confuso. Il giorno seguente, io decisi di non andare a lavoro, la notte
passata con Siegmund mi aveva stravolto e aveva scosso in me pensieri ed emozioni mai
provate, così decisi di riportarle in questo diario.

Anno 1916, Maggio, 30
Questo è la data riportata sul mio sporco e consumato quaderno. Questa guerra va avanti da
quasi due anni. Solo oggi ho scoperto che Siegmund è stato premiato, e domani sarà
mandato a combattere in prima linea verso Jutland . Non so se lo rivedrò presto, non so se
rimarrò vivo o se lui riuscirà a tornare, nel dubbio, ho deciso di scrivere questo mio diario,
nella speranza che se mai uno dei due dovesse morire, o entrambi, le emozioni di quella
notte, possano rimanere per sempre.

Racconto Erotico di Erian

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