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“Il Torello Vergine” | Racconti Erotici Gay

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Il Torello Vergine

Oggi e’ una giornata uggiosa, con la mia tazza di te’ caldo tra le mani cerco di rimettere ordine in una vecchia scatola piena di fotografie miste. Ricorrenze, feste, veglioni di fine anno: c’e’ veramente di tutto, devo decidermi a fare degli album, prima o poi.
E questa??? Mamma mia!
Scavando tra le decine di foto me ne viene in mano una di tantissimi anni fa, venti per la precisione. Una vacanza fatta a Creta con due colleghi di lavoro e una coppia amica di uno dei miei colleghi. Siamo tutti seduti sul materassino gonfiabile con la scritta “Creta” sul cuscino: sorridenti e spensierati, come dei ragazzi devono essere in vacanza e lui, seduto dietro di me, mi sta tenendo abbracciato.
Francesco era davvero un bel ragazzo all’epoca e solo il giorno precedente a questa foto, aveva vissuto l’esperienza piu’ sconcertante della sua intera vita: ma partiamo dall’inizio!

Era agosto del 1997, e finalmente entravamo nell’aeroporto di Malpensa diretti a Creta, meta agognata per le nostre ferie; in ogni pausa caffè, sul nostro posto di lavoro costruivamo quella che sarebbe stata la nostra vacanza: cosa vedere, dove andare e via dicendo.
Francesco e Massimo erano arrivati in aeroporto con largo anticipo, avendo dormito poco per l’agitazione, mancavano quindi solo Andrea e Marisa, che arrivarono poco dopo. Il viaggio passò in fretta e senza particolari problemi e arrivati in hotel prendemmo posto nelle nostre stanze: Andrea e Marisa avevano giustamente prenotato una matrimoniale per loro mentre noi tre decidemmo prima di sistemarci assieme in una tripla, giusto per contenere i costi. Arrivati in stanza io e Massimo ci liberammo dei vestiti in un secondo, preparandoci per fare la doccia, ridendo come matti, felici per il fatto che la vacanza iniziava ufficialmente.
Massimo era dichiaratamente gay mentre io e Francesco eravamo per tutti due etero; in realtà nessuno sapeva della mia bisessualità ma poco importava. Da subito, Massimo ed io iniziammo a spingerci ridendo e tirandoci i classici colpi di asciugamano come succede a naja, correndo nudi per la stanza quando ci accorgemmo che Francesco, visibilmente attonito era seduto sul suo letto, con l’asciugamano girato in vita e ci guardava torvo chiuso in un cupo silenzio.
– “Beh, non vai a fare la doccia? Ci hai rottoi coglioni da Milano, dicendo che volevi farla per primo?!” disse Massimo ridendo
– “Si ma…dovreste girarvi e magari rivestirvi!” esclamò secco Francesco
– “Scusa e perchè? siamo tutti uomini qui” replicai io incredulo
– “Perchè mi vergogno, ecco!” ribattè Francesco

Un attimo di silenzio e di sconcerto riempì la stanza ma fu subito interrotto dalle risate mie e di Massimo che senza esserci messi d’accordo, saltammo addosso a Francesco strappandogli asciugamano e mutande di dosso, nonostante le sue vive proteste e lasciandolo nudo come un verme. Massimo, impadronitosi del suo trofeo, ovvero le mutande di Francesco, si diresse velocemente in bagno chiudendosi dentro dove continuammo a sentirlo ridere di gusto.
– “Comunque siete due stronzi, non mi piacciono questi scherzi” borbottò accigliato
Cercai di rincuorarlo dicendogli che non doveva avere alcun timore di noi, che gli volevamo bene essendo suoi amici e che non doveva vergognarsi di nulla. Mi ascoltò in silenzio con gli occhioni fissi nei miei e dopo alcuni istanti si alzò lasciando cadere l’asciugamano a terra, rimanendo completamente nudo davanti ai miei occhi; la salivazione mi si azzerò e dovetti fare appello a tutte le mie forze per non fargli vedere che il mio cazzo tentava di indurirsi prepotentemente. Francesco era davvero un bel ragazzo, di 22 anni con un corpo ben definito da costanti allenamenti in palestra, una fascia di leggeri peli ricci ricoprive il suo petto ma era chiaro che si depilasse con frequenza. Gambe e braccia erano ben tornite e muscolose ma ciò che mi fece quasi perdere il senno fu vedere il suo culetto sodo, liscio e il suo cazzo, non grosso mollemente adagiato su un paio di soffici coglioni che dovevano avere un profumo spettacolare.
– “Che cazzo hai da guardare cosi?” chiese Francesco interrompendo tutti i miei pensieri, riportandomi alla realtà dove mi scoprii intento a fissargli i genitali insistentemente:
– “Eh…come? No niente…voglio dire, vedi? Non hai nulla che non va per cui non devi farti alcun problema con noi” farfugliai prima di raccogliere il mio asciugamano e dirigermi verso il bagno da cui ormai era uscito Massimo, ancora ridacchiando.

I giorni scorrevano veloci purtroppo e noi tre eravamo sempre assieme, giorno e notte mentre la coppia, rimaneva molto defilata, come probabilmente era giusto; solo a cena ci si ritrovava tutti e cinque assieme raccontandoci le nostre gionate. Un mattino Massimo propose di affittare una macchina e spingerci fuori da Hersonissos, alla ricerca di spiagge libere dove passare l’intera giornata. Chiedemmo alla ragazza della reception tutte le informazioni che ci necessitavano e questa ci indirizzò dal cugino affitta macchine, dopo averci consegnato una cartina dell’isola e aver circolato a penna una zona ben definita dicendoci che li vi era una delle spiagge più belle dell’isola.
Un’ora di strada, godendoci l’aria calda estiva, volò senza che nemmeno ce ne accorgessimo tra risate e fumi di parole, fino a quando arrivammo con la macchina ad uno spiazzo: scendemmo dall’auto in religioso silenzio e ammirammo stupefatti la stupenda spiaggia di sabbia bianca e rosa che si stendeva davanti a noi fino ad arrivare all’azzurrismo mare, creando un contrasto di colori unico. Il silenzio fu rotto dalla voce di Massimo che gridò:
– “Arriviamoooooooo” correndo a perdifiato verso il mare
Presi la sacca preparata il giorno prima e notai solo in quel momento un cartello che indicava la zona come spiaggia per nudisti: non poteva capitarci di meglio. Raggiunti gli altri comunicai la notizia e in due secondi Massimo correva nudo verso l’acqua: mi girai verso Francesco e mi bastò fulminarlo con lo sguardo per fargli capire che non doveva rovinare la giornata con inutili questioni. Mi sorrise e con una mossa fu nudo, precedendomi nell’ingresso in acqua come un vero bufalo!
– “Oh bisun, cerca di non fare danni almeno qui” rise Massimo con gusto. Bisun era il soprannome che Francesco si era guadagnato già all’aeroporto di Milano prima ancora della partenza: ogni cosa che lui toccasse ne faceva cadere altre tre! Un vero flagello!
Rimanemmo in acqua un numero di ore imprecisato, giocando a farci di tutto, capriole, schizzi, lotta greco-romana, palla, insomma tutto quello che era possibile fare e nel più totale isolamento: dal momento in cui arrivammo li nessun’altro occupò la spiaggia, era tutta per noi. Solo dopo pranzo una coppia fece capolino ma vedendo tre bestie urlanti, agitare perfino il mare calmissimo, desistettero dai loro intenti e cambiarono zona. Durante i nostri giochi le mani correvano ovunque e i nostri corpi spesso erano appiccicati uno all’altro, per cui innumerevoli volte mi trovai con le mani sulle palle di Francesco o con lui dietro la schiena che mi teneva abbracciato, con il suo cazzo adagiato tra le mie chiappe. In alcune occasioni il cazzo mi diventò di marmo e solo Massimo se ne rese conto, strizzandomi l’occhio e sorridendo maliziosamente, comprendendone perfettamente il motivo ma senza mai farne parola molto correttamente.
Tutte le cose belle, però, come si sa hanno una fine e anche per noi venne il tempo di ritornare all’hotel; fu durante il viaggio di ritorno che guardai Francesco rendendomi conto che era color aragosta acceso. Io e Massimo avevamo consumato un intero flacone di crema solare ma lui si era rifiutato di mettersene anche solo una goccia dicendo che quelle cazzate da donniciole non facevano per lui: risultato? Una volta in Hotel, Francesco piagnucolava per il bruciore, in attesa di fare la doccia, cosi preso a compassione gli promisi una volta lavatosi che gli avrei messo la crema dopo sole. Massimo si vesti in fretta e ci salutò, voleva fare un giro tra i negozi mentre io e Francesco stanchi rifiutammo il suo invito a seguirlo.

– “Allora mi metti la crema?” chiese supplichevole Franceco, completamente nudo e disteso sul letto
Accesi la lampada della notte sul suo comodino per avere una visuale migliore lasciando il resto della stanza nella penombra e preso il flacone della crema mi sedetti sulle coscie di Francesco che cerco di protestare:
– “Oh ma che fai?”
– “Stai bravo, mi fai stare comodo?” dissi senza ottenere replica alcuna
Spruzzai sulla schiena ormai violacea del mio amico una generosa dose di crema che lo fece sussultare e guaire, perchè la sentì fredda e dopo aver posato il flacone con leggeri movimenti circolari della mano cominciai a spalmarla sulla sua schiena rovente. Immediatamente Francesco cominciò a sospirare e mugolare piano e ad ogni passaggio della mia mano sulla sua pelle emetteva un piccolo risucchio di aria; piacendomi, ben presto mi resi conto che il mio cazzo cominciava a crescere di dimensioni e preso dal panico cercai di non muovermi per evitare che se ne rendesse conto. Il suo corpo si stava rilassando cosi le mie mani cominciarono a correre non solo sulla schiena ma ad ogni passaggio scendevo di un poco fino ad arrivare spudoratamente sulle chiappe, dove al primo contatto Francesco si irrigidì ma stranamente non obiettò nulla per cui andai avanti e sentendolo sospirare più per godimento che per dolore feci movimenti sempre più azzardati fino ad arrivare a passare la mano sulle sue chiappe. Come in trance il ragazzo emise solo un sospiro più forte ma non disse nulla, sorpreso dalla mancanza di reazione lasciai che la mia mano si muovesse solo nel solco del suo culo e dopo un termpo interminabile Francesco mormorò:
– “Ma non mi passi più la crema sulla schiena?”
Senza dire nulla riportai li la mia mano ma dopo soli due passaggi la rimisi sulle sue chiappe:
– “Mi sta diventando duro” disse improvvisamente Francesco facendomi trasalire e il panico si impossessò di me: che avrei dovuto fare? E perchè aveva detto una frase simile?
– “Ma che dici, sei pazzo?” ridacchiai ma deglutendo saliva pesantemente aggiungendo subito:
– “Perchè ti piace?”
– “Si cazzo, moltissimo” ribadì lui con un filo di voce
Cosi ritornai con la mano dentro le chiappe e ormai il mio cazzo era una colonna di marmo; posai il dito medio sul buchetto massaggiandolo piano e Francesco prese a mugolare più forte: non potevo crederci, stava reagendo come mai avrei sperato a tutte le carezze che gli stavo facendo cosi decisi di forzare un po’ il buchetto con il dito, dopo averlo unto per bene di crema che cedette dopo una pressione leggermente maggiore.
– “Ahh, fermo ma che fai?” protestò ma senza convinzione cosi non mi fermai ma gradatamente spingevo fino a ntrare per metà, cosa che cominciò a fargli emettere piccole grida. Presi il flacone di crema e dopo averne fatta cadere altra sul buco, ricominciai a forzare il suo ingresso senza provocargli più dolore ma a giudicare dai mugolii solo piacere. Ormai eccitato non mi trattenni più e appoggiai sull’ingresso la mia cappella pulsante, appoggiando le mani sulle sue chiappe allargandole e mettendo in evidenza il suo fiorellino rosso, carnoso, papitante la cui vista mi inebriò. Senza pensarci troppo tuffai li la mia faccia e cominciai a leccare e succhiare, forzando il buco ed entrandoci con la punta della lingua, cosa che fece contorcere Francesco dal piacere e per il quale emise lunghi muggiti. Una volta umettato per bene riappoggiai li il mio cazzo duro come il marmo e cominciai a spingere.

– “Cazzo, non ti prego ho paura” sibilò Francesco ma io incurante delle sue parole spinsi pianissimo il mio cazzo che cominciò ad entrare in quel canale ben imburrato arrivando fino a metà senza che il ragazzo patisse dolore.
– “Non l’ho mai fatto, mio Dio non farmi male” sussurrò ancora prima che con decisione affondassi in lui fino alle palle. Era bollente e palpitante, stretto come un budello; sentivo il mio cazzo avvolto completamente e cominciai a muovermi estraendolo piano e riaffondando cercando di non fargli troppo male anche se eccitato com’ero avrei voluto sfondarlo di colpi e sentirlo urlare. In pochi minuti avevo ormai preso un ritmo cadenzato e continuo entrando con molta facilità nel suo buco imburrato alla perfezione. Mi appoggiai sui palmi delle mani rimanendo sollevato sulle braccia, l’unico contatto tra me e lui erano i rispettivi bacini e Francesco con le mani si aggrappò ai miei avambracci, allargando ancora un poco le gambe e facilitandomi l’ingresso; in questo modo potevo pomparlo più agevolmente e più a fondo.
Un vortice di pensieri e di domande si era instaurato nella mia testa: stavo scopando il mio amico, quello che ad inizio vacanza si vergognava anche solo di farsi vedere nudo da noi ma soprattutto mi stavo prendendo la sua verginità! Questi pensieri uniti ai mugolii ormai forti di Francesco non mi fecero capire più nulla e con l’ultimo affondo sentii la sborra risalirmi dai coglioni e esplodere tipo geiger dentro il suo culo. Gridammo entrambi mentre fiottai sborra calda e cremosa dentro di lui: uno, due, tre, spruzzi potenti al termine dei quali mi accasciai sopra la sua schiena e ci addormetammo per pochi istanti. Riaperti gli occhi estrassi il mio cazzo dal suo buchetto da cui, ben allargato la mia sborra uscì a piccoli rivoli; ormai libero Francesco si voltò, con gli occhi pieni di lacrime e mi resi conto che il suo cazzo era davvero inalberato e duro.
Mi ci fiondai sopra senza pensarci e cominciari a succhiarlo con voglia, a fondo, senza dargli il tempo di un respiro fino a quando sentii i suoi gemiti trasformarsi in lungo lamento e un dolce sapore di sperma riempirmi la bocca! Venne copiosamente e bevvi tutto senza pensarci. Poi senza dire nulla si alzò e si chiuse in bagno; sentii il rumore dell’acqua con cui si stava lavando e una volta uscito raggiunse il letto sempre in silenzio, dove si sdraiò e dopo aver fissato il soffitto per alcuni minuti mi guardò dicendo:
– “Di questo non dovrà mai sapere nulla nessuno, chiaro?”
Annuii in silenzio, mentre si alzò e avvicinò al mio letto: guardandomi fisso negli occhi si avvicinò con la faccia a me e appoggiò la sua bocca calda sulla mia, per poi tornare a letto e addormentarsi in pochi secondi, lasciandomi in quel silenzio assordante a cercare di ripordinare le idee..

Racconto di OrsoNaked

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