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“Estate” | Racconti Erotici Gay

BitchyX.it è in continua crescita e dopo aver lanciato con enorme successo due rubriche seguitissime come la Posta Del Cuore e la tanto discussa quanto apprezzata Send Me Nudes, ecco anche quella dei Racconti Erotici Gay (premi qua per recuperarli tutti).

Ovviamente se avete nel cassetto racconti erotici gay, se avete in mente una storia o se avete voglia di scrivere, inviatemi tutto a info@bitchyf.it : le migliori saranno pubblicate.

Questa volta il racconto mi è stato mandato da un lettore, Federico, in arte Erian. Ecco la sua breve presentazione:

Salve BitchyF / BitchyX !
Sono un lettore di BitchyF da un sacco di tempo (credo più di 3 anni) ma nonostante questo non mi sono mai inserito nella community di Discus. Sono un ragazzo gay di 28 anni, e per me BitchyF e un po’ la finestra sul mondo arcobaleno, così posso sapere un po’ di robe su musica/attori/notizie in generale, visto che anche se appartengo alla categoria Gay, non sono bravo in nessuno degli stereotipi più comuni ! Non ne capisco nulla di moda, non mi ammazzo per Lady Gaga vs Madonna e non spero che la D’Urso esploda da un momento all’altro. Perdonate la mia piccola presentazione, spero di non essermi allungato troppo. Ah già, mi chiamo Federico, ma il mio nick preferito e Erian.

Tiro corto. Ho visto che da un po’ di tempo esiste la rubrica racconti erotici. Al liceo, quindi ormai anni e anni e anni e ANNi fa, mi divertivo a scrivere, prendendo spunto dalle mie esperienze, alcuni racconti. In tutto, fra quelli che più apprezzo, ne ho alcuni ancora conservati. Ne ho scelti 3. Il primo, abbastanza Soft, il secondo più esplicito, ed il terzo direi a tinte molto erotiche. Volevo provare a mandarli per la rubrica, sperando siano piacevoli da leggere e che possano piacere.

Allego qui il primo, quello più “soft”
Non sono uno scrittore, semplicemente mi piace scrivere.
Se il primo dovesse andare bene, manderò anche gli altri due, e poi, magari mi torna la voglia di scrivere ?
Grazie mille.
Erian

Ecco il suo racconto:

Estate

La mia bocca continuava a mordere la cannuccia di quel ormai consumato e rinomato Tè,
mentre lui pizzicava le corde della chitarra. Facendo finta di nulla, lo osservavo accingersi a
suonare. Quanto avrei voluto mordergli le labbra, morderle e gustarle, morderle e farle mie,
solo mie, nient’altro che mie. Carnose, rosse, quasi come fossero dipinte. E intanto la povera
cannuccia ormai era diventata simile ad una vecchia strada di montagna, forse perché stavo
mordendo lei pensando di mordere lui. Intanto il resto della compagnia scherzava,
mangiava, rideva e forse qualcuno già dormiva. Il sole era già tramontato da un bel po’, e la
luce delle lampade ad olio rendeva l’atmosfera quasi magica.
“Ma davvero non vi va di venire? Alla fine ci saranno sicuramente i fuochi d’artificio!”
Questo era quello che, ormai da un ora, continuava a ripetere quella detestabile fidanzata di
un mio amico. La odio, non posso farci niente, piuttosto che scendere giù al lago con lei,
preferisco uccidermi con un cucchiaio, per quanto possano volerci secoli di agonizzante
dolore.
“Grazie ma io passo”
Ed ecco cosa rispondo qualche attimo dopo, costringendo me stesso ad un sorriso,
trascuratamente falso, ma che importa. Gli altri accettano, ma lui, proprio lui, invece mi
sorprende, esclamando:
“Preferisco rimanere qui vicino alle tende, sono stanco, non ho voglia di arrivare fino al
lago”
E con molta naturalezza riprende ad accordare la sua chitarra, regalando un sorriso all’intero
gruppo, un sorriso che io da subito rubo e faccio mio nella mia complicata e assurda
testolina. Passato qualche minuto, o forse non solo qualche minuto, magari una mezz’ora,
non so, io sto ancora fermo al sorriso, quindi dirò, “passato un po di tempo”, si suona bene.
Passato un po’ di tempo, il resto del gruppo si allontana, ed io e lui rimaniamo li, come
sempre, come sempre da anni, come sempre da una maledetta vita. Avrò trascorso molte
delle mie notti ad allungare le mani sul mio corpo, desiderando fossero le sue, a poter
assaggiare la sua lingua, a voler a tutti i costi sentire la sua pelle contro la mia, ma
purtroppo, nonostante gli anni, e la buona amicizia, questo non è mai accaduto. Lui è
sempre stato un tipo molto freddo, non come amico, ma proprio come persona. Non spende
mai troppe parole, sorride semplicemente, lui non si arrabbia, lui non litiga, ma è lui, e per
me lui è tutto.
“Ti sta proprio sul culo eh? Quando ti sforzerai di apprezzarla?”
Mi chiede sicuramente riferendosi a quella lurida ***** di cui ho già parlato, e che odio
come ho già espresso. Perché? vi chiedete perché? Perché si. Punto.
“Penso mai, nemmeno fosse l’ultima persona al mondo… Lo sai già che me lo chiedi a fare”
E chiudo la mia risposta con uno sbuffo più che furioso. Lui ride alla mia così buffa faccia,
e io per riflesso, nel vederlo ridere, rido. Com’è bello.. Mi perdo letteralmente nei suoi occhi
grandi e verdi, in quei capelli corti, ma non troppo, neri, ma non troppo, lisci, ma, non
troppo.. E nuovamente le sue labbra.. Povero il mio cervello, e povero il mio piccolo
tronchetto della felicità, che di “questa” felicità, non ne avrà mai.
“Il mio mal di testa non vuol passare, e anche se piacevole, questo venticello non fa altro
che accrescerlo”
Dice tenendosi con una mano la fronte mentre appoggia la chitarra vicino al centro del
campetto. Intanto si alza, e si dirige verso una delle tende.
“Io ho con me qualche aspirina, ma continui a dirmi che non ne vuoi, che cosa vuoi che
faccia di più? Sei testardo”
Rispondo io sapendo che, tanto, lui non ama le medicine, e se non in punto di morte,
preferisce non farne uso.
“Mi basterà una bella dormita vedrai, non servono le medicine”
E te pareva, che strano, non l’avrei mai detto. Deve avere una lato sadomaso molto
sviluppato se preferisce tenersi il mal di testa piuttosto che prendere una piccola e tenera
aspirina che può darti sollievo.
“Non mi fai compagnia?”
Mi chiede mentre si ficca dentro la tenda, ed io allora lo seguo, anche se sicuramente sarei
stato volentieri a godermi l’arietta fresca del campo, piuttosto che l’aria umida e dall’odore di
plastica della tenda. Ma d’altro canto, e lui a chiedermelo, se mi chiedesse di fargli
compagnia dentro una sauna in pieno Agosto, probabilmente accetterei, ma non per il fatto
di vederlo nudo, quello è già successo, svariate volte. Conoscendolo dall’asilo, forse l’ho
visto più volte nudo che vestito, fra le docce da piccoli, la piscina, la palestra, le lezioni di
karate, il mare, praticamente si, quasi visto più volte nudo che vestito, e ovviamente ogni
volta i miei occhi non riuscivano a staccarsi dal suo stupendo arnese.. Ci sono anche stati
degli episodi abbastanza spinti, legati sicuramente alla crescita, alla curiosità e alla scoperta.
Come quella volta in cui ce lo siamo confrontati, o quando ce lo toccavamo a vicenda per
sentire cosa si provava, cose che si fanno da piccoli. Piccoli, nemmeno tanto, credo
avessimo intorno ai quattordici anni, ma lui sicuramente nemmeno se lo ricorda, mentre io,
lo ricordo come fosse ieri. Ma quella non è stata l’ultima volta che l’ho visto nudo,
intendiamoci! Di recente l’ho beccato a masturbarsi davanti al suo portatile, ed io sono
rimasto piacevolmente a guardare, aveva un aria così presa, gli occhi chiusi, il sudore sulla
fronte e sul petto, quei pochi peli sul ventre e la mano che ritmicamente andava sempre più
spedita. I suoi mugugni poi mi facevano impazzire, soffocati per non destare l’attenzione
degli altri in casa, ma abbastanza sonori da poter essere sentiti da me che stavo alla sua
porta, e alla fine, assestato il colpo decisivo, un ultimo soffocato gemito prima del grande
evento. Ricordo di essermi venuto addosso al solo guardare quella paradisiaca scena.
“Vengo solo perché se tu morissi adesso per un fulminante tumore al cervello, non vorrei
aver detto di no”
Entro dentro la tenda e mi metto vicino a lui, che si sdraia abbandonandosi all’indietro, per
poi mettersi su un fianco e reggersi la testa con un braccio per poter meglio parlare con me,
mentre io, che adoro la posizione del buddha, mi metto così seduto di fronte a lui. Il suo
petto nudo e quei pochi peli che bazzicano fuori dai suoi pantaloncini, ed arrivano fino
all’ombelico, mi mandano il cervello in panico ogni volta. Maledetta Estate, rende ogni
situazione equivoca e maledettamente eccitante. Lui mi sorride come nulla fosse, con
addosso quel solo misero paio di pantaloncini, e io che sorrido a mia volta, mentre vorrei
disperatamente saltargli addosso.
“Ma tu ci vai domani alla fiera?”
Mi chiede mentre sbadiglia, probabilmente provato dal mal di testa, ma seppur sempre
sorridente. Che palle la fiera, ma chi se ne frega. Una stupida fiera di paese sulle fragole, ma
chi cazzo se ne frega veramente. Maledetto sorriso assassino, smettila di confondere le mie
idee.
“Si penso di si, ma perché me l’hanno chiesto insistentemente, e non mi va di dire sempre
no”
Intanto lui si sdraia, e fissa il soffitto della tenda. Poi, portandosi le mani sul bottone dei
pantaloncini, lo slaccia, ed inizia a sfilarseli. Ovvia
“sarà stato il vino”
Tsk, certo, io che di solito ho più alcool che sangue nelle vene, ed infatti lui, conoscendomi,
se ne meraviglia
“tu che diventi rosso per il vino? Ah! Lo ritenevo impossibile”
mi dice mentre mi punzecchia annoiato il fianco con un dito, lo fa spesso quando si annoia,
da quando siamo piccoli, anche se sa che mi fa il solletico e il più delle volte gli do pure un
pugno in faccia per farlo smettere
“smettila! non cominciare!”
dico io fermandogli il braccio, e lui, da bravo idiota, si avvicina per punzecchiarmi l’altro
fianco
“e smettila! sempre con sto cazzo di solletico, lo sai che lo soffro!”
ma tanto lo so che è inutile, e praticamente un poppante quando si tratta di queste cose, e si
diverte pure. Preso dal solletico mi dimeno, fino a che lui non mi afferra le mani con una
delle sue, e con l’altra mi fa il solletico dietro al ginocchio, il posto che più soffro. Ed intanto
che si diverte a farmi soffrire, senza nemmeno aver bisogno di chissà quali grandi capacità
di osservazione, nota il mio arnese in tiro che preme contro i pantaloni
“Ah Ah Ah, ma sei eccitato!”
dice lui ridendo e continuando a farmi il solletico. Io, non sapendo che fare, come sempre
rimango sul vago per non farmi vedere coinvolto
“scusa è ma i miei ormoni funzionano, io non sono mister frigorifero, a cui non si drizza dal
98”
rispondo a tono e finalmente smette di farmi il solletico. Lui non fa molto caso alla mia
erezione, e torna a sdraiarsi, ed io mi ricompongo e afferro il cellulare per ammazzare il
tempo e distrarmi. Passa qualche minuto, mentre controllo se qualcuno mi ha scritto
qualcosa, lui mi dice:
“oi, guarda qua”
ed io alzando gli occhi dal cellulare, guardo verso di lui, e li, credo di essere riuscito a far
evaporare parte del mio sangue per la temperatura del mio corpo. Con una mano aveva
afferrato l’elastico del boxer, e li aveva tirati verso il basso, lasciando intravedere gran parte
del suo barzotto arnese, e dei peli ben accorciati. In un primo momento, ancora stordito da
quel gesto, rimasi leggermente intontito, poi, però, riafferrata la realtà per le spalle, tornato
con i piedi per terra, e fingendo disinteresse risposi
“uhm, embè? Che è st’esposizione d’arte moderna?”
fu allora che lui, rilasciato l’elastico, si spinse leggermente in avanti per controllare me, per
poi sorridere e rimettersi sdraiato. Non capendo, chiesi il perché della sua risatina così
stupida, e lui rispose
“Ti è tornato duro appena te l’ho fatto vedere”
E devo ammettere che il maledetto era stato furbo. E vero che quando ho guardato il
cellulare, la mia erezione era sparita, ed e vero che con quel gesto l’avevo ripresa all’istante
“Sei solamente un coglione”
rispondo io ovviamente lasciando correre, proprio perché se avessi fatto l’infastidito sarebbe
probabilmente stato peggio. Nemmeno il tempo di finire la frase però, che lui nuovamente
mi pone davanti allo stesso gesto, e mentre lo fa mi guarda sorridendo, come sapesse che
quel gesto mi avrebbe fatto sicuramente impazzire nuovamente.
“Ma la vuoi smettere?”
riprendo a dire mimando una faccia stufa, e lui si mette a ridere, per poi dire
“Ma non te la devi prendere! Sto solo scherzando! Sei sempre permaloso”
dice mentre si trascina verso di me, per poi avvicinare le sua mano verso i miei pantaloni
“Dai smettila, quanto sei fastidioso!!”
dico io mentre cerco di pensare a tutt’altro per calmare i miei bollenti spiriti, ma grazie a lui,
invece, il tutto degenera. Senza pensarci due volte, con un paio di dita fa pressione proprio
sulla zona più gonfia dei miei pantaloni, come per voler tastare
“Fammelo vedere”
a queste parole rimango impietrito, e neppur in tempo a digerire quel che ha appena detto e
fatto, che nuovamente si porta una delle mani sui suoi boxer, e ne tira parte verso il basso,
questa volta, però, il suo arnese è duro, in bella vista, e dalla punta leggermente bagnata
“Ma che cazzo! Dai ste cagate non fanno ridere nessuno, fatti una pippa e non rompere”
Drasticamente cerco di tagliarmi fuori da tutto quello che sta succedendo, ma lui, insiste
“Dai sono curioso, da piccolo non ti facevi problemi, dai dai, non ti puoi vergognare con
me”
Data la situazione, data la mia voglia alle stelle, e visto che ormai il mio cervello aveva
smesso di funzionare, senza fare resistenza rimango in silenzio, gustandomi ancora qualche
attimo la stupenda vista del suo arnese in tiro. Intanto lui slaccia tutti e quattro i bottoni dei
mie jeans, e seppur si potevano anche contare le venature del mio arnese tatuate sui boxer,
per colpa della mia notevole erezione, lui non contento, afferra l’elastico e si mette a
sbirciare dentro. Lo osserva qualche attimo, avvicina la sua mano e con due dita lo tasta,
giusto un po’, e dopo, rilasciando l’elastico, mi sorride, si sdraia nuovamente sulla schiena,
chiudendo gli occhi soddisfatto.

Racconto di Erian, lettore di BitchyX

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